Poliziano, nel segno della eno-ospitalità

L’azienda agricola Poliziano, che prende il nome dall’insigne poeta che a Montepulciano prese i natali, vanta ormai cinquant’anni di storia: fu il fondatore Dino Carletti, padre dell’attuale proprietario Federico, a scegliere questo nome, in omaggio all’umanista Angelo Ambrogini, detto il “Poliziano”, volontà non casuale, che riflette attenzione per il territorio e per la propria storia. Fondata nel 1961 su un lembo di 22 ettari per il grande amore verso questa terra, Poliziano si pone da subito l’ambizioso obiettivo di produrre vino di qualità, ma Dino, per motivi di lavoro, non riuscì mai a seguire il nascere di quest’azienda come avrebbe voluto. “Pur impiantando i primi vigneti specializzati della zona, a suggerire a mio padre quell’investimento furono ragioni più di cuore che economiche – ci racconta Federico – dettate dal desiderio di mantenere vivo il contatto coi luoghi della sua infanzia e la cultura della propria terra d’origine. Quel legame, più che produrre immediati risultati nella gestione dell’azienda, influì soprattutto sulle mie scelte formative, che mi portarono a Firenze, dove mi laureai in Agraria nel 1978. Alla fine del 1980 assunsi la direzione dell’azienda, impostando una moderna filosofia produttiva, secondo la mia personale visione dell’agricoltura. Da subito, la passione per l’arte del ‘fare vino’ mi spinse a confrontarmi con le tecniche più avanzate in uso nella viticoltura e nell’enologia internazionale, creando un dialogo sempre più stretto e proficuo con gli specialisti del settore. Ben presto compresi che il rinnovamento dell’azienda poteva avvenire solo attraverso la sintesi fra le migliori conoscenze tecniche, il coraggio e la creatività”. Intuito l’evoluzione che il mondo del vino avrebbe avuto a partire da quegli anni, Federico – vero agricoltore di grande comunicativa e simpatia – si lanciò in quest’attività, puntando da subito alla valorizzazione del prodotto sui mercati esteri. La cantina, risalente al 1965, subisce continue ristrutturazioni e ampliamenti fino alla nuova barricaia nel 2004: visitando Poliziano, ci si rende conto subito di una storia fatta di graduali investimenti, oculatamente eseguiti e consentiti via via dai risultati raggiunti, lo si vede dal sovrapporsi di ambienti vecchi e nuovi, che si sono andati unendo. E ogni volta, l’aumento degli spazi è servito a una gestione più funzionale e soprattutto ha portato un aumento di tecnologia al servizio di una visione chiara e personale del risultato che si vuole raggiungere, e che viene portato avanti col puntiglio di chi si sente in grado di dire la sua.
Il Vino Nobile di Montepulciano era prodotto già dalla fine degli anni Sessanta, ma nel 1983 matura l’idea di realizzare una selezione, dapprima in cantina, poi (dal 1985) direttamente in vigna: nasce l’Asinone, tra i primi “cru” toscani in quegli anni a essere apprezzato anche fuori dai confini nazionali. Fra il 1987 e il 1989 vengono piantati Cabernet Sauvignon e Merlot e nel 1988 nasce “Le Stanze”, splendido supertuscan ricco di fascino ed eleganza. Ma un appassionato come Federico non poteva certo fermarsi ai successi ottenuti nell’area di Montepulciano, nel 1998 inizia l’avventura in Maremma con l’acquisto di una azienda vicino a Magliano in Toscana, Lohsa, che prende il nome dal vicino fiume Osa – per i più curiosi la presenza della lettera “h” vuol essere un delicato richiamo alle origini etrusche. Il terreno sembra davvero ideale per la produzione di un grande vino, galestro, macigno e scheletro minuto, 29 un’altitudine che supera di poco i 100 metri, un’esposizione a sud e sudovest, praticamente perfetta. Con l’annata 2001 nasce il Mandrone di Lohsa, Cabernet Sauvignon all’80%, Petit Verdot e Alicante per il restante 20%, mentre il Morellino di Scansano è ottenuto per il 90% da Sangiovese e per il 10% da Ciliegiolo. Le “Terre del Poliziano” è oggi una realtà che ha raggiunto una dimensione di ben 240 ettari, dei quali 160 di vigne coltivate con cura certosina – 125 a Montepulciano, sette a Cortona, 28 in Maremma – per una produzione di circa 800mila bottiglie tra le sette tipologie di vini prodotti, caratterizzati da tipicità ben definite dai vari vigneti e terreni da cui nascono. “In oltre vent’anni di conduzione viticolo-enologica della mia azienda, mai una decisione è stata presa soltanto col conforto dell’analisi di mercato – continua Carletti – ma tutte le scelte sono state ispirate dalla mia grande passione per l’agricoltura e dalla vera emozione di immaginare e teorizzare una vigna, un’uva, un vino e vederli poi finalmente realizzati, dopo averli seguiti, passo dopo passo, nel corso della loro vita. Il risultato della combinazione di questi ingredienti è la nuova viticoltura di Poliziano, grazie alla quale, da almeno un decennio, i nostri vini, rigorosamente basati sul Sangiovese, meglio noto a Montepulciano con lo storico nome di ‘Prugnolo Gentile’, sanno assumere uno stile internazionale di grande piacevolezza, pur mantenendo un forte legame col loro territorio d’origine”. L’ultima tappa del rinnovamento strutturale garantisce all’azienda anche luoghi di grande qualità per ospitare tutti coloro che guardano al vino con la stessa passione di Federico Carletti: tre sale di degustazione occupano gli spazi dei vecchi uffici e qui personale specializzato farà assaggiare i vini aziendali, abbinando o meno, a seconda dei desideri, una visita guidata della cantina. Fulcro di questo progetto di eno-ospitalità, la sala “Angelo Ambrogini”, costruita sopra la barriccaia e completamente immersa tra i vigneti.
Si tratta di un moderno spazio polifunzionale, destinato a diverse finalità, non solo il luogo privilegiato per la degustazione dei vini aziendali (con mirate incursioni in annate storiche) accompagnati da piatti della tradizione gastronomica locale, frutto però di una rigorosa selezione delle materie prime, ma anche una sorta di “laboratorio” didattico-formativo per toccare con mano la concretezza della filosofia produttiva di Poliziano.
Su richiesta dei visitatori, infatti, il personale potrà realizzare una sorta di breve corso “di formazione”, in cui sarà possibile vedere tutte le attività effettuate direttamente nel vigneto e in cantina, conoscere tecniche viticole, enologiche, il territorio e tutto quanto costituisce “il mondo del Poliziano”.
Per clienti e appassionati non solo la semplice visita in cantina, dunque, e neppure soltanto la piacevolezza di un’esperienza sensoriale, ma una vera e propria “full immersion” enoica dal grappolo fino alla bottiglia. “Apro le porte della mia azienda ai consumatori – conclude Carletti – che divengono per me dei veri e propri ospiti, da curare, onorare e far star bene in un ambiente piacevole, confortevole, confidenziale ed esteticamente gradevole, la sala Ambrogini è il nostro fiore all’occhiello, il cuore della cantina, un luogo in cui il tempo si dilata nel conversare, conoscersi e degustare del buon vino”.
Carletti ha messo in piedi un vero e proprio progetto culturale, anzi, per meglio definirlo potremo dire interculturale, i suoi salotti infatti sono frequentati anche da molti stranieri, soprattutto americani. E per ottimizzare la situazione, Poliziano si avvale della collaborazione di una scrittrice madrelingua che, oltre a intrattenere la clientela straniera, fa da anello di congiunzione tra le due culture. Uno scambio, un connubio perfetto, quello tra il gusto e la cultura, tra il piacere delle papille e quello dell’intelletto, quando bere un buon bicchiere di vino significa anche e soprattutto socializzare, comunicare, prendere confidenza con un marchio. Senza scordarsi che da aprile a ottobre è aperto tutti i giorni, compresi i festivi, il suggestivo punto vendita nel centro storico di Montepulciano in Piazza Grande nella splendida cornice di Palazzo Sinatti. Possiamo dire che abbiamo incontrato un agronomo, un enologo, un proprietario terriero, ma soprattutto un imprenditore illuminato, fortemente propositivo nei confronti di un domani che vede con molta determinazione, erede di un’imponente tradizione che, dal vino, dal lavoro e dal contatto con la terra, porta alla socialità e al piacere del ospitalità.

Rachele Ricco