«Siamo nati nella terra e siamo ancora contadini»
È una frase orgogliosa quella che esce dalle labbra di Pietro, fondatore de La Tordera insieme alla moglie Mirella, e dei figli Paolo e Renato, oggi alla guida. La storia de La Tordera è quella di una famiglia che ha vissuto la guerra, la povertà, ma anche il riscatto e il successo, che l’hanno portata a essere ciò che è oggi.
«Le persone si vedono dalle piccole cose e i soldi non fanno le persone» è una delle tante massime che Pietro, 84 anni, cita ricordando il nonno, con il quale si divertiva a “lavorare” in vigna sin da quando aveva nove anni.
Proprio la concretezza, la solidità e tanti piccoli passi hanno permesso a Pietro, e oggi a Paolo e Renato, di interpretare la Denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Lo fanno lavorando la terra: basta guardare le mani di Pietro e di Renato per comprenderlo. Una terra che oggi si estende su 80 ettari, ma che originariamente parte dal Cartizze, a Santo Stefano, dove il nonno di Pietro acquista nel 1918 un piccolo vigneto.
È l’anno della fine della Grande Guerra: tutto attorno è povertà e devastazione, le persone abbandonano le proprie case per trovare fortuna altrove. Il nonno Giuseppe, che a Valdobbiadene è nato nel 1890 e vuole restarci, tenta la sua fortuna piantando un vigneto. Un vigneto diverso dagli altri perché, normalmente, la vite cresce maritata agli alberi per lasciare spazio alle coltivazioni dell’orto sotto la fila, mentre Giuseppe vuole un vigneto specializzato. Studia l’impianto, le distanze tra i ceppi, la palificazione. Il significato è forte: la vite per esprimersi e produrre ha bisogno di tempo e di spazio.
Passano gli anni, si supera la Seconda Guerra Mondiale. Tante cose sono cambiate ma il vigneto rimane ed è, ancora oggi, composto da oltre 130 ceppi ultracentenari, tra i più rari dell’intera Denominazione Conegliano Valdobbiadene Docg.
Pietro “cresce” in questo vigneto e, appena può, lo raggiunge in campagna per seguire ogni fase della coltivazione. Già durante le elementari, finita la scuola, inforca la bicicletta e va. A 14 anni pota la sua prima vite, un traguardo che significa che è divenuto abbastanza alto per raggiungere i tralci! Al tempo il vigneto non serve solo per la produzione di vino ma anche per distillare la grappa mentre il legno di potatura si usa per scaldare la casa. Il contadino auto produce quasi tutto, grazie a un po’ di bestiame, alla coltivazione della vite, degli ortaggi e della frutta, al di fuori della famiglia si comprano quasi solo zucchero, il sale e l’olio.
Negli anni Sessanta, mentre molte famiglie lasciano le campagne per trasferirsi in città, Pietro decide di investire nell’area di Valdobbiadene, affittando terreni abbandonati a un costo irrisorio. Spinto da una profonda passione per il lavoro della vigna, Pietro si dedica anima e corpo alla cura delle viti, trasformando le terre incolte in vigneti rigogliosi che prosperano ancora oggi.
È il periodo delle 3P, associazione basata sul motto Provare, Progredire, Produrre, di cui Pietro assume la guida, supportato anche da altri colleghi.
In pianura si coltiva il mais, mentre la viticoltura è solo in collina, perché a fondovalle fa troppo freddo. Sono tempi in cui, in inverno, si formano fino a “20 schei di ghiaccio” in pianura.
Negli anni Novanta, Pietro dimostra una visione avanguardista comprendendo i segnali del cambiamento climatico attraverso la sua profonda connessione con la natura. È stato uno dei primi a intravedere le sfide future e ad agire di conseguenza, optando per la piantumazione dei vigneti in pianura, prossimi alla zona storica di Valdobbiadene.
Oggi molto è cambiato: a Pietro sono succeduti i figli, l’azienda si è evoluta, ma due cose sono sempre rimaste: le mani nella terra, quella di Valdobbiadene, e la scelta di dedicarsi al Prosecco. Questo impegno è riflesso anche nel nuovo claim de La Tordera: “Passione per il Prosecco dal 1918“, un mantra che sottolinea l’autenticità e la continuità storica dell’azienda.
UN VINO PER L’AMBIENTE
Fare viticoltura è difficile, farlo in collina lo è ancora di più, perché ogni operazione viene eseguita manualmente: tutte le viti vengono osservate, ogni ceppo va potato solo dove e quando serve. Il lavoro richiesto per la viticoltura a Valdobbiadene, quindi, è significativamente più impegnativo rispetto a quello pianeggiante, con un rapporto di circa 1 a 10.
In campagna << vige il buon senso >> come dice sempre Renato. Bisogna dedicare tanto tempo, osservare, notare ogni piccolo cambiamento e, soprattutto, rispettare la vite potando il meno possibile, promuovendo l’equilibrio. << Per fortuna che la vite non è permalosa >>, dice scherzando Pietro. E se le piante centenarie, quelle del vigneto del 1918 curate da mani esperte, sono il simbolo de La Tordera, la biodiversità viene promossa non solo attraverso il recupero di antiche varietà autoctone come la Perera, coltivate in un vigneto di 5.000 ceppi, ma anche attraverso la valorizzazione dei boschi, preservandone l’integrità e promuovendone la crescita.
La viticoltura di collina per Pietro, Paolo e Renato è anche una questione sociale. Non a caso, durante la vendemmia, diventa evidente il forte legame con la comunità locale, poiché molte persone del luogo collaborano insieme in una sorta di festa della vendemmia. Un vero “esercito pacifico” di uomini che lavorano assieme per garantire che in cantina arrivi l’uva nel minor tempo possibile.
Per consentire la rapidità della raccolta delle uve e l’arrivo tempestivo in cantina, elemento fondamentale per Paolo, enotecnico, la vendemmia è preceduta da una meticolosa preparazione del vigneto. È Pietro stesso che, ancora oggi, si reca personalmente nei vigneti, degustando attentamente i singoli acini per valutarne lo stato di maturazione e decidere il momento ottimale per iniziare la raccolta.
UNA CANTINA PER L’AMBIENTE
La famiglia Vettoretti rimane fedele al territorio e conduce direttamente circa 80 ettari, gran parte di proprietà, nell’area del Conegliano Valdobbiadene e in quella dell’Asolo. La distanza massima di 30 km tra i piccoli appezzamenti costituisce un altro elemento fondamentale non solo per La Tordera, ma soprattutto per Paolo, che esige che le uve arrivino in cantina più velocemente possibile per preservarne la qualità, la freschezza e l’aromaticità e per prevenire la partenza di fermentazioni indesiderate. << Anche mezz’ora cambia il risultato nella vendemmia e per questo non attendiamo un istante durante la raccolta >>.
In cantina, la pulizia consente la riduzione dell’uso di anidride solforosa. Assieme a Paolo, l’enologo de La Tordera Luciano Rebuli si impegna a valorizzare l’autenticità di ogni vendemmia. Sfruttando le caratteristiche uniche del terroir dove si trovano le vigne, Luciano seleziona e vinifica le uve in lotti separati, elevando così la qualità e l’individualità dei vini prodotti. Una ricchezza di terreni ed esposizioni diverse, da Valdobbiadene a Vittorio Veneto, passando per Asolo e le zone del Prosecco Doc Treviso, che dà origine ad una tavolozza di espressioni diverse.
Al vertice qualitativo, dopo il Cartizze, ci sono le “Rive” di Guia e di Vidor. Rive è la tipologia che meglio rappresenta la denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Per diventare Rive, un vino deve essere prodotto con uve che provengono da un solo Comune, il vigneto deve avere rese più basse, 5 quintali/ettari meno delle altre vigne Docg.
Non avere fretta è il principio fondante. È per questo motivo che la rifermentazione in autoclave dura almeno 60 giorni e per il Rive ben 90. Da qui è nata l’idea, alcuni anni fa, di produrre un Metodo Classico, il Calchera, utilizzando i vitigni caratteristici del Pinot e dello Chardonnay. Partendo dal concetto secondo cui “se un Prosecco Superiore è di qualità, può resistere nel tempo”, come sottolinea Paolo, è emerso il progetto “Senza Tempo”, il Valdobbiadene DOCG Metodo Classico, ottenuto esclusivamente dalle uve Glera e che porta il nome di Paolo Vettoretti in etichetta. Questa è la sfida: creare un Valdobbiadene DOCG con una rifermentazione tradizionale che non conosce tempo e che rappresenta la massima espressione di eccellenza del territorio.
La costruzione della cantina La Tordera, di concezione moderna, avviene nel 2001, cui segue, nel 2011, la ristrutturazione secondo i principi del basso impatto ambientale e del risparmio energetico, tanto da essere certificata nel 2012 prima cantina veneta Casa Clima. La struttura in legno consente una migliore coibentazione per mantenere la temperatura costante, ogni ambiente e l’acqua usata in cantina vengono riscaldati con caldaia a cippato, prodotto con legna di recupero dei propri boschi. I pannelli fotovoltaici consentono la produzione di 350 Kw coprendo quasi integralmente il fabbisogno energetico.
L’acqua, impiegata per il lavaggio delle vasche e per alcune fasi d’imbottigliamento, è stata ridotta e viene riutilizzata per l’irrigazione dei vigneti nei periodi di forte siccità.
L’uso di combustibili è riservato solo ai mezzi agricoli, cercando comunque di ottimizzarne al massimo l’utilizzo. Tutto questo è racchiuso nel concetto di “Natural Balance” che parte dal vigneto, passa per la cantina e si conclude con la bottiglia.
Le etichette sono realizzate infatti con carte riciclate e le bottiglie, in vetro alleggerito, pesano 700 grammi e sono composte per oltre l’80% da vetro riciclato. Ciò permette la fusione ad una più bassa temperatura ed una dispersione minore di anidride carbonica nell’atmosfera.
Infine, per gli imballaggi viene utilizzata carta riciclata al 100% e legno di pino vergine essiccato senza altri trattamenti.
I NUMERI LA TORDERA
Ettari lavorati: 80
Capacità produttiva: 1.300.000 bottiglie
Mercati: Italia 60% - Export 40%, presenti in oltre 40 paesi. I più importanti: Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Australia, Repubblica Ceca, Austria, Svizzera, Francia, Stati Uniti e Portogallo






