Dal Chianti Classico un nuovo spazio per Pieve di Campoli, con il frantoio come cuore pulsante e un impegno rinnovato verso la comunità locale
Pieve di Campoli inaugura una nuova fase della propria storia con l’apertura della sede aziendale, un progetto che non si limita a offrire spazi più ampi, ma segna un vero cambio di prospettiva per la realtà. A San Donato in Poggio, nel cuore del Chianti Classico, in prossimità degli oliveti e delle vigne storiche di proprietà sorge oggi un complesso moderno e sostenibile, alimentato da un impianto fotovoltaico e progettato secondo una filosofia a basso impatto energetico. Perfettamente in coerenza con la recente certificazione ambientale VIVA ottenuta dall’azienda. Un luogo che guarda al futuro senza tradire la vocazione agricola del territorio, da sempre al centro della storia della Pieve di Campoli. Qui l’azienda trova una nuova casa, capace di accogliere e coordinare le attività strategiche e organizzative. Il cuore pulsante della nuova sede è il frantoio Mori-Tem di ultima generazione, un impianto agrario, non industriale, pensato per garantire lavorazioni rapide, rispettose delle materie prime e di altissimo livello qualitativo. Non si tratta soltanto di un nuovo impianto di trasformazione, ma di un’infrastruttura moderna che innalza gli standard della filiera olearia, capace di rispondere alle sfide di un settore sempre più attento alla qualità e alla tracciabilità. Un progetto ambizioso che guarda al futuro coniugando efficienza, sostenibilità e innovazione.
Il progetto rimane aperto al territorio
La vera forza di questa scelta non risiede soltanto nella tecnologia: ciò che rende unico il frantoio di Pieve di Campoli è la volontà di restare aperto al territorio. La tradizione di accoglienza continua e si rafforza: cittadini, famiglie e piccoli agricoltori potranno ancora portare le proprie olive, anche in quantità ridotte, per vederle trasformate in olio. Grazie a un impianto all’avanguardia, il servizio sarà più efficiente e professionale, ma sempre radicato nel legame con le persone e con la loro storia. È stata una scelta impegnativa, ma voluta con determinazione per ribadire che il frantoio non è solo un bene aziendale, bensì un patrimonio condiviso.
«Non abbiamo pensato a un frantoio solo per noi – spiega il presidente dell’IDSC di Firenze Don Giuliano Landini – ma a un bene comune. Per le famiglie del territorio poter frangere le proprie olive significa custodire un rito antico, che ha un valore culturale oltre che agricolo. Garantire continuità a questo servizio vuol dire restare autenticamente vicini alle persone e alla loro storia».
Un polo che rinnova l’identità agricola
Il nuovo frantoio si inserisce all’interno di una sede completamente rinnovata, concepita per ottimizzare logistica, funzionalità e conservazione. La struttura, sviluppata su tre livelli, riunisce in un unico luogo le funzioni direzionali e amministrative, gli spazi di lavoro per il personale, le aree di imballaggio e gli ambienti dedicati alla trasformazione. Alla base si trovano i magazzini climatizzati per la conservazione dei vini più pregiati, pensati per garantire condizioni ottimali e un controllo costante della qualità. Nel cuore dell’edificio è collocato il frantoio con la zona olio, mentre ai piani superiori trovano spazio uffici e sale riunioni, rendendo la sede un centro operativo e gestionale di riferimento.
La sostenibilità è parte integrante del progetto: il tetto fotovoltaico assicura autonomia energetica e riduzione dell’impatto ambientale, mentre l’ampio parcheggio esterno consente l’accesso agevole anche ai mezzi pesanti, rendendo l’intera infrastruttura funzionale a tutte le esigenze della filiera. Il cuore tecnologico del complesso è rappresentato dai macchinari di ultima generazione, capaci di gestire le fasi della frangitura con estrema precisione e rapidità, così da preservare al massimo le caratteristiche organolettiche delle olive e incrementare la resa qualitativa dell’olio.
Accanto all’attività produttiva, la nuova sede è stata pensata anche come luogo di incontro e di racconto. Lo spaccio aziendale offrirà i prodotti di Pieve di Campoli insieme a quelli delle altre aziende che fanno parte degli Istituti Diocesani per il Sostentamento dei Clero e della Rete agricola Nostra Madre Terra, creando una vetrina collettiva delle eccellenze agricole. A ciò si aggiunge una sala di degustazione professionale, destinata a giornalisti, operatori e tecnici, che arricchisce l’esperienza con un approccio non turistico, ma tecnico e comunicativo, complementare alle attività agrituristiche di Cortine. Uno spazio dove olio e vino possono essere presentati con la profondità e la serietà che meritano, riaffermando la volontà dell’azienda di essere non solo produttrice, ma anche promotrice di una cultura dell’agricoltura consapevole e condivisa.






