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	<title>Oinos - Vivere di vino &#187; Notizie</title>
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	<description>La rivista sul vino</description>
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		<title>Cantina senza barriere: Cascina Castlèt premiata alla Milano Wine Week 2026</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 15:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[All’azienda di Costigliole d’Asti il Wine Hospitality Award 2026 per il miglior progetto di mobilità e accessibilità. Mariuccia Borio: «Una cantina deve essere un luogo in cui tutti possano entrare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>All’azienda di Costigliole d’Asti il Wine Hospitality Award 2026 per il miglior progetto di mobilità e accessibilità. Mariuccia Borio: «Una cantina deve essere un luogo in cui tutti possano entrare, muoversi e sentirsi a proprio agio</h3>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-22977" title="cascina-castle%cc%80t" src="https://www.oinosviveredivino.it/wp-content/uploads/2026/10/Cascina-Castlèt-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Una cantina aperta a tutti, senza barriere architettoniche e con un sito internet accessibile anche alle persone non vedenti. È questa l&#8217;idea di ospitalità che ha portato <strong>Cascina Castlèt</strong>, azienda vitivinicola di Costigliole d&#8217;Asti guidata da <strong>Mariuccia Borio</strong>, a conquistare il <strong>Wine Hospitality Award 2026</strong> nella categoria <em>Best Wine Mobility &amp; Accessibility Project</em>.</p>
<p>Il riconoscimento è stato consegnato sabato 17 ottobre, nell&#8217;ambito della nona edizione della Milano Wine Week, e premia l&#8217;attenzione che l&#8217;azienda ha dedicato all&#8217;accessibilità dei propri spazi e dei propri strumenti di comunicazione.</p>
<p>A Cascina Castlèt l&#8217;abbattimento delle barriere architettoniche è stato infatti parte integrante della progettazione dei nuovi locali. Tutta la parte più recente della cantina è visitabile anche in sedia a rotelle, permettendo alle persone con difficoltà motorie di conoscere da vicino i luoghi della produzione e di partecipare all&#8217;esperienza della visita.</p>
<p>Ma l&#8217;attenzione all&#8217;accessibilità non si ferma agli spazi fisici. Anche il sito internet aziendale è stato realizzato per essere fruibile dalle persone con disabilità visive, nella convinzione che l&#8217;accoglienza cominci ancora prima di arrivare in cantina.</p>
<p>«Quando abbiamo progettato i nuovi spazi, non volevo che qualcuno dovesse fermarsi davanti a una scala o rinunciare a vedere una parte della cantina &#8211; racconta Mariuccia Borio &#8211; Per me era una questione molto semplice: se invitiamo le persone a conoscere il nostro lavoro, dobbiamo fare in modo che possano farlo davvero. Lo stesso vale per il sito internet, che spesso è il primo incontro con la nostra azienda. Non abbiamo fatto queste scelte pensando di ricevere un premio, ma perché ci sembravano le scelte giuste. E mi auguro che un giorno non ci sia più bisogno di premiare l&#8217;accessibilità, perché sarà diventata una cosa normale».</p>
<p>Per Cascina Castlèt, azienda profondamente legata alla storia vitivinicola del Monferrato, l&#8217;ospitalità è da sempre un&#8217;occasione per condividere il lavoro in vigna e in cantina, raccontare i vini e costruire relazioni con le persone che arrivano da ogni parte del mondo.</p>
<p>A ritirare il riconoscimento, durante la cerimonia al Milan Marriott Hotel, è stata Mariuccia Borio, premiata da Federico Gordini, presidente di Milano Wine Week, e da Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato.</p>
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		<title>Cantina Contini 1898 a Tokyo: la Vernaccia incontra l&#8217;umami, Karmis celebra 30 anni</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 06:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Masterclass con gli importatori Avico e Grando, cene degustazione e MeDiet Japan: tre giorni di lavoro sul mercato giapponese Esiste un sapore che la cucina giapponese ha insegnato al mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Masterclass con gli importatori Avico e Grando, cene degustazione e MeDiet Japan: tre giorni di lavoro sul mercato giapponese</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-22970" title="andrea-balleri-al-ristorante-trattoria-tanta-bocca-di-tokyo" src="https://www.oinosviveredivino.it/wp-content/uploads/2026/10/andrea-balleri-al-ristorante-trattoria-tanta-bocca-di-tokyo.jpg" alt="" width="2048" height="1536" /></p>
<p>Esiste un sapore che la cucina giapponese ha insegnato al mondo a riconoscere: l’umami. Ed esistono vini che, per natura, gli parlano con naturalezza come la Vernaccia di Oristano DOC. È da qui che è partita la missione di <strong>Cantina Contini 1898</strong> a Tokyo, dove l’azienda di Cabras ha portato, dal 15 al 17 ottobre, la Vernaccia di Oristano, il Vermentino e Karmis, il bianco Tharros IGT che quest’anno celebra i suoi 30 anni.</p>
<p>A guidare la delegazione è stato <strong>Andrea Balleri</strong>, Brand Ambassador della Cantina e responsabile commerciale per il mercato estero, insieme ai due importatori, Avico e Grando, e all’agenzia Microclima, che per Contini coordina la gestione dei due importatori e ha accompagnato la delegazione durante tutto il viaggio, tra masterclass, visite ai clienti e giornate di MeDiet Japan. Avico, con sede a Tokyo, è specializzato nel vino italiano per la ristorazione professionale; Grando affianca all’importazione la formazione del personale di sala e gli eventi dedicati al vino italiano.</p>
<p>Il lavoro di Contini in Giappone è passato soprattutto dalle <strong>due masterclass</strong> organizzate con gli importatori, in cui gli operatori hanno assaggiato una decina di etichette, dalle Vernacce a Karmis, per approfondire l’identità dei vini sardi e il loro rapporto con la cucina locale. A queste si sono affiancate visite ai clienti e cene degustazione con gli importatori, ciascuna con una selezione diversa di vini.</p>
<p>«Sapidità, freschezza, note iodate e una lunga tradizione di vini ossidativi, come la Vernaccia di Oristano, con il suo inconfondibile sentore di mandorla, sono caratteristiche che dialogano naturalmente con il brodo dashi, il miso, la salsa di soia, il pesce crudo e le fermentazioni, elementi fondamentali della cucina giapponese – racconta <strong>Andrea Balleri, brand ambassador di Cantina Contini e responsabile commerciale per i mercati esteri</strong>, che ha curato le masterclass e le relazioni con gli operatori –. Più che un semplice abbinamento, è un’affinità profonda tra due culture gastronomiche plasmate dal mare e dal tempo».</p>
<p>“«Il mercato giapponese dei vini italiani è ormai maturo e competitivo, ma la Sardegna conserva un grande potenziale di crescita, grazie a un’identità vitivinicola ancora in parte da scoprire &#8211; spiega <strong>Mayumi Nakagawara, Microclima</strong>.- Sarebbe interessante promuovere iniziative dedicate ai vini sardi, per valorizzarne i vitigni autoctoni e la varietà delle produzioni. In questo contesto, portare Karmis a Tokyo nel suo trentesimo anniversario significa celebrare un vino che ha saputo affermarsi nel tempo e la storia di una cantina come Contini, ambasciatrice della qualità e dell’identità enologica sarda all’estero».</p>
<h4>MeDiet Japan: unica cantina tra le aziende sarde</h4>
<p>Nel mezzo del programma, Contini ha partecipato a <strong>MeDiet Japan 2026</strong>, la manifestazione dedicata alla dieta mediterranea e alla longevità, ospitata alla United Nations University con un focus sulla Blue Zone sarda e con il supporto della Camera di Commercio Italiana in Giappone. Accanto alle altre aziende isolane presenti, che hanno portato pane, olio e pasta, Contini è stata l’unica realtà vitivinicola della delegazione sarda.</p>
<p>L’iniziativa è nata dall’impulso di Confapi Sardegna, con il contributo dell’Assessorato regionale dell’Industria, nell’ambito del piano d’azione “Go to East” per spingere l’agroalimentare isolano verso nuovi mercati extra-UE, e prosegue il percorso avviato con “Sardinia Asian Way”. Per Contini, già presente in Giappone con due importatori, è stata un’occasione per rafforzare un lavoro avviato.</p>
<p>Venerdì 16 ottobre, nella prima giornata di MeDiet Japan, gli incontri B2B hanno portato i vini di Contini davanti a operatori e buyer giapponesi, mentre lo show cooking all’Annex Terrace ha visto Karmis protagonista in abbinamento alla cucina dal vivo. Sabato 17, all’Aoyama Farmers Market, il food truck di MeDiet ha proposto pasta in abbinamento ai vini Contini al calice, Pariglia (Vermentino di Sardegna DOC) e Sartiglia (Cannonau di Sardegna DOC), portando l’assaggio direttamente al pubblico.</p>
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		<title>GABE Tenute celebra il Natale 2026 con le bollicine di Alabastro</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 15:28:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;eleganza del Cartizze per i brindisi delle feste Le festività natalizie sono l’occasione per riscoprire il piacere di un brindisi speciale. Per il Natale 2026, GABE Tenute propone Alabastro, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>L&#8217;eleganza del Cartizze per i brindisi delle feste</h3>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-22964" title="gabe-natale-2026-photo-mattia-mionetto" src="https://www.oinosviveredivino.it/wp-content/uploads/2026/10/gabe-natale-2026-photo-mattia-mionetto-300x449.jpg" alt="" width="300" height="449" />Le festività natalizie sono l’occasione per riscoprire il piacere di un brindisi speciale. Per il <strong>Natale 2026,</strong> <strong>GABE Tenute </strong>propone<strong> Alabastro</strong>, il suo<strong><em> Valdobbiadene Prosecco Superiore di Cartizze DOCG Brut</em></strong>: una bollicina raffinata e ricca di personalità, che racchiude il carattere di uno dei territori più preziosi della denominazione e accompagna con eleganza i momenti più belli delle feste.</p>
<p>Nel cuore delle <strong>Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene</strong>, riconosciute<strong> Patrimonio Mondiale UNESCO,</strong> il Cartizze rappresenta una delle espressioni più prestigiose della denominazione. È qui che nasce <strong>Alabastro,</strong> da uve Glera raccolte rigorosamente a mano a fine settembre, in un ambiente caratterizzato da terreni sottili, composti da argille, arenarie e morene, e da un’esposizione a sud. Un insieme di condizioni che contribuisce a definire l’identità e la personalità di questo vino.</p>
<p>Il nome Alabastro evoca bellezza e raffinatezza. Le tonalità chiare di questa pietra, apprezzata da secoli nelle arti, richiamano anche le sfumature dell’argilla che caratterizza i terreni dell’area del Cartizze. Un legame tra materia, arte e paesaggio che si riflette nell’identità di questo vino.</p>
<p>Nel calice si presenta con un colore giallo paglierino brillante, impreziosito da riflessi verdognoli e da un perlage molto fine e persistente. Il profumo, complesso e delicato, sprigiona note floreali di acacia e glicine, accompagnate da sentori fruttati di pera Abate, mela Golden e albicocca. Al palato rivela un carattere elegante e aromatico, in cui la piacevole morbidezza si unisce a una freschezza equilibrata, accompagnando il sorso verso un finale lungo e persistente.</p>
<p>Dall’aperitivo ai momenti più conviviali delle feste,<strong> Alabastro <em>Valdobbiadene Prosecco Superiore di Cartizze DOCG Brut</em> </strong>si distingue per la sua versatilità e la capacità di accompagnare con eleganza sapori e occasioni diverse. La sua freschezza e il profilo aromatico lo rendono ideale in abbinamento ad antipasti, preparazioni a base di pesce e piatti della cucina di mare, ma anche a delicate proposte dolci a conclusione del pasto. Servito a 7–8 °C, esprime al meglio il proprio equilibrio, accompagnando con raffinatezza gli aperitivi e i brindisi che salutano l’anno che si conclude e accolgono quello nuovo.</p>
<p><strong>Alabastro </strong>esprime tutto il fascino del Cartizze attraverso finezza, personalità e un profondo legame con il territorio. La confezione in cartone ne completa la presentazione, rendendolo anche una <strong>proposta regalo ricercata,</strong> in cui qualità ed eleganza si esprimono in ogni dettaglio.</p>
<p><strong>Alabastro </strong>nasce dalla visione enologica di <strong>GABE Tenute</strong>, cantina di proprietà di<strong> Gabriella Benedetta Vettoretti,</strong> fondata nel 2024 nel cuore del Conegliano Valdobbiadene. Un progetto che valorizza le peculiarità del territorio e la ricchezza espressiva della Glera attraverso uno sguardo contemporaneo, dando vita a vini in cui autenticità, sensibilità produttiva ed eleganza si incontrano.</p>
<p>Disponibile in enoteca e sull<a href="https://shop.gabewine.it/it/alabastro-cartizze-docg-brut-172" rel="noopener" target="_blank">’e-shop Gabe Wine</a> : € 23,00*</p>
<p><em>* prezzo aggiornato ad ottobre 2026</em></p>
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		<title>Fine #Winetourism Marketplace Italy 2026: espositori cresciuti di oltre il 30%</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 07:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono 100 gli espositori, italiani e stranieri, tra aziende vinicole, cantine, consorzi e destinazioni turistiche che hanno scelto FINE Italy come opportunità di crescita e sviluppo Crescita a doppia cifra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Sono 100 gli espositori, italiani e stranieri, tra aziende vinicole, cantine, consorzi e destinazioni turistiche che hanno scelto FINE Italy come opportunità di crescita e sviluppo</h3>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-22958" title="fine-italy" src="https://www.oinosviveredivino.it/wp-content/uploads/2026/10/FINE-Italy-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Crescita a doppia cifra per <strong>FINE #WineTourism Marketplace Italy</strong>, il Salone italiano B2B dedicato all’enoturismo in programma a <strong>Riva del Garda (Trentino) il 27 e 28 ottobre 2026</strong><strong>. Con un più 30% di adesioni rispetto alla passata edizione</strong>, la rassegna, nata dalla collaborazione tra <strong>Riva del Garda Fierecongressi e Feria de Valladolid</strong>, si conferma punto di riferimento internazionale per il comparto e luogo di incontro per lo sviluppo del business e la creazione di contatti di valore.</p>
<p><em> </em><strong>Sono 100 gli espositori aderenti dall’Italia e dall’estero</strong>, tra aziende e destinazioni enoturistiche, che saranno presenti a Riva del Garda e che hanno scelto l’evento come occasione di crescita e di sviluppo.</p>
<p>Dal Trentino &#8211; Alto Adige alla Sicilia, dal Veneto al Piemonte, dalla Campania alla Toscana, per poi proseguire con Abruzzo, Emilia-Romagna, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Puglia e Sardegna, l’Italia del vino si darà appuntamento per due giornate di intensi lavori, tra seminari di approfondimento, condivisione di case-history e buone pratiche, talk e soprattutto tanto networking tra operatori italiani e internazionali, a dimostrazione di come il comparto sia sempre più orientato a considerare il wine tourism un’interessante opportunità di sviluppo aziendale.</p>
<p>Forte anche quest’anno la spinta internazionale con la Spagna che torna a Riva del Garda dopo il successo della passata edizione, per presentare la ricchezza e la varietà delle proprie offerte enoturistiche. Novità di questa edizione la partecipazione di realtà provenienti da Germania e Slovenia.</p>
<p>«L&#8217;incremento a doppia cifra delle adesioni conferma che le aziende vitivinicole riconoscono nell&#8217;evento una risposta concreta e mirata alle proprie esigenze di posizionamento – commenta <strong>Alessandra Albarelli</strong>, Direttrice Generale di Riva del Garda Fierecongressi. – Il turismo del vino richiede oggi una strutturazione manageriale e canali di commercializzazione dedicati; la nostra missione è facilitare questo passaggio, mettendo in dialogo diretto i produttori con i grandi protagonisti della distribuzione e del turismo organizzato internazionale».</p>
<p>Sul fronte della domanda, FINE Italy rafforza il proprio presidio internazionale ospitando <strong>90 buyer selezionati</strong> in rappresentanza di tour operator specializzati, agenzie di viaggio e DMC provenienti da Canada, Stati Uniti, Brasile, Messico, Argentina, Europa centrale, settentrionale e orientale, tra cui Germania, Svizzera, Norvegia, Danimarca, Spagna, Gran Bretagna, Polonia e Francia, tra gli altri.</p>
<p>«Mancano poche settimane all’inizio di FINE Italy e le prospettive per questa seconda edizione sono molto promettenti. Si è registrato un notevole aumento del numero di territori e cantine partecipanti e questa crescita dell’offerta si riflette anche sulla domanda, con la presenza di oltre 85 tour operator e agenzie specializzate nel turismo enologico &#8211; ha spiegato il direttore generale di Feria de Valladolid, <strong>Alberto Alonso</strong>. &#8211; È un piacere constatare la forza del modello FINE e la sua capacità di continuare a crescere. In Spagna abbiamo celebrato sette edizioni e la versione italiana ha davanti a sé un futuro estremamente interessante».</p>
<p>Nella due giorni di FINE #WineTourism Marketplace Italy, accanto alle attività di sviluppo del business, costruite attorno a un’agenda mirata di incontri tra domanda e offerta – che nel 2025 ha generato oltre 1.440 appuntamenti B2B con un tasso di gradimento reciproco dell&#8217;89% – è previsto un programma di lavori pensato per approfondire i temi di attualità legati al settore.</p>
<p>Nello spazio <strong>BE FINE Stage</strong>, infatti, si confronteranno esperti italiani e internazionali su temi che oggi incidono fortemente sullo sviluppo dell’enoturismo, offrendo a quanti parteciperanno l&#8217;opportunità di condividere esperienze e competenze in grado di restituire prospettive concrete sul mercato, sulla domanda e sulla costruzione delle destinazioni.</p>
<p>In programma, tra gli altri, martedì 27 ottobre,<strong> Jean-Daniel Debart</strong>, Presidente dell’Office de Tourisme du Grand Saint-Émilionnais, con l’intervento “From Heritage to Destination: The Saint-Émilion Wine Tourism Experience”. Al centro del suo speech, l’evoluzione di un comprensorio produttivo storico, prima zona viticola al mondo a essere riconosciuta Patrimonio UNESCO nel 1999. Un modello che mostra come il vino, inteso come patrimonio condiviso, possa diventare parte di un progetto di destinazione, capace di tenere insieme tutela del paesaggio, ospitalità e sviluppo del territorio.</p>
<p>A seguire, si parla di “Territorio e identità nello sviluppo del turismo del vino” con <strong>Paolo Bongioanni</strong>,<strong> </strong>Assessore della Regione Piemonte al Commercio, Agricoltura e cibo, Parchi, Caccia e pesca, Peste suina, Turismo, Sport e post-olimpico, <strong>Enrico Rossi</strong>, Vicepresidente e Assessore all’Agricoltura della Regione Marche e <strong>Giulia Zanotelli, </strong>Assessore all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali della Provincia autonoma di Trento.</p>
<p>Chiude la prima giornata il talk “Enoturismo, la diversità che crea valore”, con <strong>Violante Gardini Cinelli Colombini</strong>,<strong> </strong>Presidente Movimento Turismo del Vino, <strong>Federica Fina</strong>, Presidente Movimento Tursimo del Vino Sicilia, <strong>Flavio Nuti</strong>, Vicepresidente Movimento Turismo del Vino Toscana e <strong>Alessio Piccardi</strong>, Tesoriere Movimento Turismo del Vino Toscana. L’appuntamento guarderà alla pluralità dei territori e dei modelli di accoglienza come elemento distintivo dell’offerta italiana e leva per rafforzarne l’attrattività.</p>
<p>La seconda giornata si caratterizza per contenuti dalla forte valenza empirica con la condivisione di buone pratiche, immediatamente applicabili nelle aziende.</p>
<p>Gli incontri “Il ponte necessario tra cantine e intermediari turistici nazionali” con<strong> Stefano Tulli</strong>,<strong> </strong>Co-fondatore e supply manager Winedering, e<strong> Fabio Piccoli</strong>, Direttore Wine Meridian,<strong> </strong>e “Dal produttore al viaggiatore: come l’offerta incontra la distribuzione enoturistica”,<strong> </strong>con<strong> Stefano Tulli</strong>,<strong> Clementina Balter</strong>,<strong> </strong>Vignaiola in Trentino e Segretaria Nazionale FIVI e <strong>Lorena Marrocco</strong>, Travel &amp; Booking Consultant MIR, affronteranno il rapporto tra produttori e distribuzione e le condizioni necessarie perché l’esperienza enoturistica possa essere proposta e commercializzata attraverso i canali del turismo organizzato.</p>
<p>Particolare attenzione verrà data alla domanda internazionale con <strong>Roberta Garibaldi</strong>, docente dell’Università degli Studi di Bergamo e Presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico e <strong>Agata Marchetti</strong>, Direttore Ente Nazionale Germanico per il Turismo. Nell’incontro “L’enoturista di Germania, Austria, Svizzera e Francia, profili, comportamenti e opportunità per l’Italia”, saranno analizzati motivazioni, comportamenti di viaggio e modalità di scelta dei visitatori provenienti da tre mercati rilevanti per l’Italia. La lettura dei dati consentirà di andare oltre la fotografia del fenomeno e di ricavare indicazioni utili per orientare l’offerta verso una domanda che cambia.</p>
<p>Roberta Garibaldi si confronterà poi con<strong> Angelo Radica</strong>, Presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, e <strong>Francesca Planeta</strong>, Presidente Planeta Estate,<strong> </strong>durante il talk<strong> </strong>“Oltre i confini della cantina: come mettere in rete visioni, territori e risorse”. Il confronto allargherà lo sguardo dalla singola impresa alla destinazione, affrontando il tema delle reti e della capacità di integrare l’offerta delle cantine con le risorse del territorio.</p>
<p>Infine, con l’incontro “L’enoturismo, una nuova chiave per vivere la Sicilia”, Assovini Sicilia illustrerà il valore strategico dell’enoturismo in una delle zone a maggior vocazione turistica d’Italia.</p>
<p><strong>Gli organizzatori</strong></p>
<p><strong>Riva del Garda Fierecongressi</strong></p>
<p>Con oltre 50 anni di esperienza, Riva del Garda Fierecongressi è un punto di riferimento in Trentino per l’organizzazione di fiere internazionali, congressi medico-scientifici, eventi aziendali e di networking. Gestisce il Centro Congressi, Spiaggia Olivi e il Quartiere Fieristico di Riva del Garda, oltre a ITAS Forum nella città di Trento.</p>
<p>Impegnata da sempre nell’innovazione e certificata ISO 20121 per la Gestione sostenibile degli eventi, offre un supporto completo in ogni fase della loro organizzazione, curando ogni dettaglio per garantire esperienze memorabili. Il contesto naturale unico che circonda le sue strutture offre la cornice ideale per eventi fieristici e congressuali di alto livello. Proprio per questo l’attenzione agli impatti ambientale, sociale ed economico si riflette nelle collaborazioni con partner che condividono gli stessi valori assicurando standard di eccellenza.</p>
<p><strong>Feria de Valladolid</strong></p>
<p>Feria de Valladolid è l’ente organizzatore di FINE #WineTourism Marketplace, da cui trae origine l’edizione italiana. È un Consorzio composto dal Comune di Valladolid, il Governo regionale di Castilla y León, il Consiglio provinciale di Valladolid e la Camera di Commercio di Valladolid.</p>
<p>Il ricco calendario di eventi di Feria de Valladolid include manifestazioni di rilievo come INTUR &#8211; Feria internacional del turismo de interior, Agraria &#8211; Feria de maquinaria agrícola e Shooting Locations Marketplace. La sede è dotata di strutture moderne, con sale capaci di accogliere fino a 600 persone, equipaggiate con le più avanzate tecnologie per eventi di successo.</p>
<p>Uno degli obiettivi principali di Feria de Valladolid è supportare lo sviluppo delle imprese, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese, cuore dell&#8217;economia locale, offrendo loro opportunità di crescita, visibilità e innovazione.</p>
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		<title>La nuova campagna olearia di Feudo Disisa &#8211; Qualità e identità nel segno della Cersuola</title>
		<link>https://www.oinosviveredivino.it/la-nuova-campagna-olearia-di-feudo-disisa-qualita-e-identita-nel-segno-della-cersuola/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 15:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[È iniziata il 28 settembre la nuova campagna olearia di Feudo Disisa, storica azienda agricola della famiglia Di Lorenzo nel territorio della DOC Monreale. Una raccolta particolarmente precoce, scelta per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-22955" title="olivi-feudo-disisa" src="https://www.oinosviveredivino.it/wp-content/uploads/2026/10/Olivi-Feudo-Disisa-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />È iniziata il 28 settembre la nuova campagna olearia di <strong>Feudo Disisa</strong>, storica azienda agricola della famiglia Di Lorenzo nel territorio della DOC Monreale. Una raccolta particolarmente precoce, scelta per preservare al meglio il patrimonio aromatico, il colore e la concentrazione polifenolica dell’intera produzione.</p>
<p>L’annata 2026 si presenta diversa dalle precedenti. A un inverno molto piovoso, favorevole allo sviluppo degli ulivi, è seguita un’estate caratterizzata da temperature elevate, che ha inciso sulla fioritura e sulle quantità attese. Se sotto il profilo produttivo la campagna non si annuncia quindi abbondante, le condizioni sanitarie delle olive risultano invece particolarmente positive: il caldo ha limitato la presenza della mosca olearia e, grazie anche all’irrigazione degli impianti più giovani e ad alcune precipitazioni estive, le olive sono arrivate alla raccolta in buone condizioni qualitative.</p>
<p><strong>Mario Di Lorenzo </strong>racconta: <em>«È soprattutto sulla </em><strong><em>Cerasuola</em></strong><em> che concentriamo una parte importante del nostro lavoro oleario. La raccolta anticipata consente infatti di conservarne il colore intenso, i profumi e la componente polifenolica, elementi fondamentali per ottenere un extravergine capace anche di evolvere nel tempo».</em> Accanto a questa cultivar trovano spazio la <strong>Nocellara del Belice</strong> e la <strong>Biancolilla</strong>; proprio con la Nocellara l’azienda prevede quest’anno, per la prima volta, la produzione di un olio monocultivar. Saranno quindi 3 le etichette prodotte: due monocultivar, Cerasuola e Nocellara del Belice, ed un blend delle 3 varietà.</p>
<p>L’intera produzione olearia è certificata biologica, un ulteriore impegno nel rispetto del territorio, che comprende 70 ettari per un totale di 15.000 piante.</p>
<p>L’olio, del resto, non rappresenta per Feudo Disisa una produzione accessoria, ma una delle espressioni più antiche della sua identità agricola. Gli uliveti convivono da sempre con i vigneti nel paesaggio della tenuta e le olive vengono lavorate nel frantoio aziendale, con particolare attenzione alla rapidità della molitura e alla qualità del prodotto finale.</p>
<p>È una vocazione che affonda le radici nella lunga storia della famiglia<strong> Di Lorenzo</strong>, proprietaria di Feudo Disisa dal <strong>1867</strong>. La tenuta si estende complessivamente su 400 ettari nelle vallate che dal Corleonese scendono verso il golfo di Castellammare e oggi è guidata da Renato Di Lorenzo, insieme alla moglie Maria Paola e ai figli Laura e Mario. Il marchio Feudo Disisa nasce nel 2000, dando forma contemporanea a una tradizione agricola che da oltre un secolo lega la famiglia alla vite e all’ulivo.</p>
<p>La compresenza delle due colture costituisce uno dei tratti più riconoscibili dell’azienda: non soltanto un elemento del paesaggio, ma il riflesso di una concezione dell’agricoltura fondata sulla continuità, sulla cura della terra e sul rispetto degli equilibri ambientali.</p>
<p>Accanto alla produzione olearia, il <strong>vino</strong> resta l’altra grande anima del Feudo. Nei circa 100 ettari vitati convivono varietà siciliane e internazionali, dal Grillo all’Insolia, dal Catarratto al Nero d’Avola e al Perricone, fino a Chardonnay, Syrah, Cabernet Sauvignon e Merlot. Una produzione articolata in 15 etichette e quattro linee, nata per interpretare il territorio di Monreale attraverso freschezza, equilibrio e riconoscibilità.</p>
<p>Vite e ulivo diventano così due linguaggi di uno stesso racconto: quello di una realtà familiare che continua a leggere la propria terra attraverso le sue colture storiche, con una produzione oggi sempre più orientata al biologico e a un modello agricolo capace di coniugare memoria, qualità e futuro.</p>
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		<title>Il Consorzio Vino Chianti al Ministero: “Rafforzare la tutela sui delle Indicazioni geografiche su mercati internazionali”</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 07:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il direttore Galli Torrini all’incontro al MASAF con il dg dell’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale e il sottosegretario La Pietra: “Non è solo questione di proprietà intellettuale, ma scelta strategica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Il direttore Galli Torrini all’incontro al MASAF con il dg dell’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale e il sottosegretario La Pietra: “Non è solo questione di proprietà intellettuale, ma scelta strategica per il futuro dell’agricoltura”</h3>
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<p><img class="alignright size-medium wp-image-22952" title="saverio-galli-torrini-2" src="https://www.oinosviveredivino.it/wp-content/uploads/2026/10/Saverio-Galli-Torrini-2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />“Difendere una denominazione di origine non significa soltanto proteggere un nome, ma tutelare un intero sistema economico, produttivo, sociale e culturale. Significa difendere il lavoro delle imprese, gli investimenti dei produttori e il legame inscindibile tra un prodotto e il suo territorio”.</p>
<p>Così <strong>Saverio Galli Torrini, direttore del Consorzio Vino Chianti</strong>, è intervenuto all’incontro organizzato stamani al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste con il <strong>direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale Daren Tang, il sottosegretario di Stato Patrizio La Pietra </strong>e altri consorzi di tutela del settore vitivinicolo e del food.</p>
<p>“Il sistema internazionale deve riconoscere sempre più chiaramente il valore delle denominazioni di origine, non soltanto come strumenti commerciali, ma come diritti collettivi legati ai territori e alle comunità produttive – ha detto il direttore del Consorzio Vino Chianti –. In questo percorso, <strong>una collaborazione più stretta tra istituzioni internazionali, autorità nazionali e Consorzi di tutela </strong>può contribuire a costruire un sistema di protezione più efficace e a sostenere le imprese sui mercati globali”.</p>
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<div>“La tutela deve andare di pari passo con la valorizzazione: <strong>non basta difendere le denominazioni dagli utilizzi impropri, bisogna anche accrescerne la conoscenza, la reputazione e il valore percepito</strong>. La vera sfida è trasformare la notorietà internazionale in un maggiore valore economico per i produttori e per i territori – ha sottolineato Galli Torrini –. Un obiettivo ancora più importante in una fase complessa per il comparto vitivinicolo, tra cambiamenti nei consumi, tensioni sui mercati e difficoltà economiche per numerose imprese”.</div>
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<p>“<strong>Il Chianti ha una forte vocazione internazionale e il suo nome rappresenta un elemento di riconoscibilità e di valore</strong>. Questa notorietà è una grande opportunità, ma comporta anche rischi legati alla contraffazione, alle imitazioni e all’evocazione indebita delle nostre denominazioni, fenomeni che possono danneggiare le produzioni autentiche e generare confusione nei consumatori. Per questo &#8211; ha aggiunto il direttore &#8211; riteniamo indispensabile rafforzare gli strumenti di protezione, soprattutto nei Paesi extraeuropei”.</p>
<p>Galli Torrini ha concluso il suo intervento sottolinenando che <strong>“la tutela delle Indicazioni Geografiche non è soltanto una questione di proprietà intellettuale</strong>, ma una scelta strategica per il futuro dell’agricoltura italiana, delle nostre imprese e del Made in Italy nel mondo”.</p>
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		<title>“More than one Shade”. Il Consorzio Tutela Lambrusco punta al Canada</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 15:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 28 e 29 ottobre, tra masterclass e incontri B2B, si svolgerà a Toronto un intenso programma attuato in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana in Canada. Saranno dieci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Il 28 e 29 ottobre, tra masterclass e incontri B2B, si svolgerà a Toronto un intenso programma attuato in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana in Canada. Saranno dieci le realtà del territorio che parteciperanno all’iniziativa, nata per promuovere le bollicine rosse dell’Emilia, in tutte le loro sfumature, in Ontario</h3>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-22948" title="consorzio-tutela-lambrusco-masterclass" src="https://www.oinosviveredivino.it/wp-content/uploads/2026/10/Consorzio-Tutela-Lambrusco-masterclass-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />“<strong>More than one Shade</strong>”. Questo il titolo dell’ambizioso progetto che vedrà protagoniste diverse cantine del <strong>Consorzio Tutela Lambrusco, il 28 e 29 ottobre, a Toronto</strong>. La due giorni, organizzata in collaborazione con la <strong>Camera di Commercio Italiana in Canada (CCIC),</strong> si presenta con un palinsesto strutturato, pensato per permettere alle aziende di avviare o rafforzare, a seconda dei casi, la propria presenza commerciale in un mercato strategico che offre oggi nuove opportunità di sviluppo per i vini Lambrusco.</p>
<p>L’<strong>Ontario </strong>rappresenta infatti il più grande mercato provinciale canadese di bevande alcoliche per volumi venduti, con la LCBO (Liquor Control Board of Ontario) che opera come uno dei maggiori retailer e grossisti di alcolici al mondo, attraverso una rete di 690 punti vendita diretti. Con l’estensione della vendita di birra, vino, sidro e ready-to-drink a convenience store e supermercati, a marzo 2025 i punti vendita di bevande alcoliche in Ontario hanno superato le 8.000 unità.</p>
<p>Da marzo 2025, in seguito alle tensioni commerciali tra Canada e Stati Uniti, l’assortimento della LCBO è cambiato in misura significativa. Secondo i dati della LCBO, in un anno la quota di mercato dei vini italiani è salita dal 21% al 25%: dopo quelli canadesi, sono i più venduti. Parallelamente, le abitudini di consumo in Ontario stanno evolvendo. La LCBO rileva che i consumatori continuano a cercare stili più freschi, come rossi più leggeri, bollicine e vini a ridotto contenuto alcolico. Anche ai rossi da servire freschi, i cosiddetti “chillable reds”, la LCBO dedica una guida all’acquisto che comprende i rossi frizzanti, secchi e amabili: uno spazio in cui il Lambrusco si inserisce in modo naturale.</p>
<p>In considerazione di questo scenario, nel 2025 il Consorzio Tutela Lambrusco ha deciso di impostare un programma concreto e articolato, in grado di promuovere le caratteristiche uniche dei vini Lambrusco sul mercato canadese e fornire nel contempo alle cantine associate vere opportunità di business, modulate su specifici obiettivi ed esigenze di ciascuna. <strong>Dieci le realtà coinvolte: Aljano, Bertolani, Cantina Settecani, Casali Viticultori, Cavicchioli, Francesco Bellei, Medici Ermete, Paltrinieri, Riunite, VentiVenti</strong>. “More than one Shade” è il claim scelto: uno slogan semplice in grado di comunicare in modo diretto le tante tonalità in cui si articola il mondo del Lambrusco. Sfumature non solo cromatiche – una declinazione immediatamente visibile nel calice – ma anche stilistiche, che rendono i vini Lambrusco perfetti per diversi momenti di consumo.</p>
<p>Il programma del 28 e 29 ottobre prevede incontri B2B pensati per favorire nuove occasioni di business e creare connessioni dirette tra le aziende e gli operatori, oltre a una serie di masterclass rivolte a differenti target professionali: <strong>buyer della LCBO, category manager, product consultant, agenti di importazione e operatori del canale HoReCa e del retail di Toronto e dintorni</strong>. Tra questi, ristoratori, wine director, sommelier, buyer di wine bar, responsabili di wine club e responsabili acquisti dei supermercati autorizzati alla vendita di vino. A completare il palinsesto anche un pranzo rivolto alla stampa canadese e, a conclusione dell’evento, un party dedicato alla nuova generazione, Millennial e Gen Z tra i 25 e i 40 anni. Un momento frizzante che unirà degustazione e intrattenimento, per condividere la vivacità dei vini Lambrusco con una platea di non addetti ai lavori, sempre all’insegna dei colori. Il Consorzio si rivolge così ad un pubblico che orienterà il mercato nei prossimi anni e che nel Lambrusco ritrova tante delle caratteristiche desiderate: freschezza, convivialità e un approccio senza formalità.</p>
<p>“<em>In un momento storico complesso per il vino, ci siamo chiesti come poter supportare le nostre cantine fornendo strumenti concreti per unire alla promozione – aspetto essenziale che guida da sempre ogni nostra attività – anche occasioni reali di sviluppo commerciale</em> <em>su piazze strategiche, in grado di generare valore per i Lambrusco DOC e il territorio</em>” commenta <strong>Claudio Biondi, presidente del Consorzio Tutela Lambrusco</strong>. “<em>Siamo felici di concretizzare oggi un progetto che ha richiesto mesi di lavoro e che coinvolgerà diverse aziende associate con azioni su misura, pensate per mostrare agli operatori canadesi la qualità delle nostre produzioni e le caratteristiche che rendono i vini Lambrusco estremamente contemporanei</em>”.</p>
<p>La due giorni, sviluppata dal Consorzio Tutela Lambrusco in collaborazione con la CCIC, si inserisce in una più ampia iniziativa regionale dedicata alla promozione delle eccellenze enogastronomiche emiliano-romagnole in Canada.</p>
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		<title>Il 23 ottobre è lo Champagne Day. Ecco come celebrarlo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 07:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quest’anno il Bureau du Champagne, Italia propone di esplorare l’abbinamento con il riso nelle sue diverse interpretazioni Venerdì 23 ottobre torna lo Champagne Day, la giornata internazionale che ogni anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Quest’anno il Bureau du Champagne, Italia propone di esplorare l’abbinamento con il riso nelle sue diverse interpretazioni</h3>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-22940" title="Bicchieri Champagne" src="https://www.oinosviveredivino.it/wp-content/uploads/2026/10/Bicchieri-Champagne_2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Venerdì 23 ottobre torna lo Champagne Day, la giornata internazionale che ogni anno riunisce appassionati e professionisti in tutto il mondo per celebrare lo Champagne. Un appuntamento che offre l’occasione per rendere omaggio al “vino dei re” e partecipare a un brindisi globale, scoprendone la diversità e la versatilità, anche a tavola.</p>
<p><strong>Champagne e riso: un incontro da scoprire</strong></p>
<p>Per lo Champagne Day 2026 il Bureau du Champagne in Italia propone di scoprire l’abbinamento tra Champagne e riso, un ingrediente che attraversa la tradizione italiana e che si presta a molteplici interpretazioni. Preparazioni, ingredienti e consistenze danno vita a piatti molto diversi tra loro, aprendo altrettante possibilità nell’abbinamento con lo Champagne. Freschezza ed effervescenza, struttura, dosaggio e diverse espressioni dei vitigni permettono infatti di giocare, di volta in volta, sull’equilibrio, sul contrasto o sull’affinità con il piatto.</p>
<p><strong>Cinque proposte di abbinamento tra Champagne e riso</strong></p>
<p><strong>Il Bureau du Champagne, Italia propone cinque abbinamenti per esplorare le possibilità offerte dalle diverse tipologie di Champagne.</strong> Con un <strong>supplì cacio e pepe</strong>, dove la croccantezza della frittura incontra il carattere deciso del ripieno, si può scegliere uno <strong>Champagne Brut</strong> ottenuto dai tre principali vitigni: freschezza ed effervescenza alleggeriscono la componente fritta, mentre rotondità e morbidezza del frutto sostengono l’intensità del piatto. Il <strong>risotto al limone con polvere di capperi e gamberi rosa</strong> trova invece un compagno naturale in un <strong>Blanc de Blancs</strong>: le note floreali e agrumate richiamano il profilo aromatico del piatto, mentre freschezza e mineralità dialogano con la sua componente sapida. Con il <strong>riso al salto, cozze e prezzemolo</strong> si può sperimentare un <strong>Rosé Brut</strong>, la cui morbidezza incontra la componente iodata delle cozze, mentre freschezza ed eleganza rispettano la nota erbacea del prezzemolo. Per il <strong>risotto allo zafferano</strong>, la scelta può orientarsi verso uno <strong>Champagne Extra Brut</strong>, fresco e teso ma dotato di buona complessità, capace di bilanciare la consistenza del piatto e sostenere la persistenza aromatica della spezia. Infine, il <strong>risotto ai funghi porcini</strong> invita a provare un <strong>Blanc de Noirs</strong>: struttura e vinosità sostengono il piatto, mentre gli aromi più maturi possono creare un’affinità con i sentori di sottobosco dei funghi.</p>
<p><strong>Come partecipare allo Champagne Day</strong></p>
<p>Partecipare allo Champagne Day è semplice. Si può scegliere di celebrarlo a casa, con gli amici o in famiglia, oppure partecipare a uno dei tanti appuntamenti organizzati da ristoranti, enoteche e locali in tutta Italia, tra degustazioni e proposte gastronomiche dedicate. Sul <a href="https://champagneday.champagne.fr/it/" rel="noopener noreferrer">sito ufficiale dello Champagne Day</a> è possibile scoprire le iniziative in programma, segnalare il proprio evento, scaricare il <a href="https://champagneday.champagne.fr/it/communication-kit/" rel="noopener noreferrer">kit di comunicazione</a> con i contenuti per i social network e una <a href="https://open.spotify.com/playlist/03E0VfmeiwxTW8pufj15EF?si=QAf34jMWRYOgxogbeulv9w&amp;nd=1&amp;dlsi=44dcc814adc14b81" rel="noopener noreferrer">playlist Spotify</a> dedicata. E proprio sui social, l’hashtag #ChampagneDay permetterà di condividere la propria partecipazione alla giornata, attraverso un evento pubblico o un momento privato.</p>
<p><strong>Per continuare il viaggio alla scoperta dello Champagne</strong></p>
<p>Lo Champagne Day è solo una delle occasioni per approfondire la conoscenza della denominazione. Martedì 3 novembre torna infatti a Milano l’<strong>Académie du Champagne</strong>, l’appuntamento del Bureau du Champagne in Italia interamente dedicato all’alta formazione sullo Champagne. All’hotel Principe di Savoia i partecipanti potranno scegliere tra tre percorsi – Neofiti, Intermedi ed Esperti – costruiti in base al loro livello di conoscenza e ai loro interessi. Ciascun percorso prevede tre lezioni di 45 minuti, nelle quali i diversi argomenti saranno approfonditi attraverso la degustazione di 15 cuvée. E per continuare a conoscere lo Champagne durante tutto l’anno c’è <strong>Champagne Education</strong>, la piattaforma gratuita del Comité Champagne, disponibile anche in italiano, con percorsi di formazione e contenuti interattivi dedicati alla denominazione.</p>
<p><em>Il Comité Champagne è l’organizzazione interprofessionale della filiera dello Champagne: il luogo in cui i Vigneron e le Maison de Champagne difendono i loro interessi comuni e contribuiscono all’equilibrio e al prestigio dell’intera filiera e della denominazione. L’organizzazione interprofessionale dello Champagne favorisce la cooperazione tra le due famiglie professionali e rappresenta oltre 16.000 Vigneron e 350 Maison.</em></p>
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		<title>SvernalFar!: la ricerca entra in campo per proteggere il farro toscano dal cambiamento climatico</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 07:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Nasce in Toscana una rete tra ricerca e imprese agricole per rendere più resilienti il Farro Monococco e il Farro Dicocco, tutelando produzioni, reddito e aree agricole dell’interno Portare l’innovazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Nasce in Toscana una rete tra ricerca e imprese agricole per rendere più resilienti il Farro Monococco e il Farro Dicocco, tutelando produzioni, reddito e aree agricole dell’interno</h3>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-22936" title="svernalfar" src="https://www.oinosviveredivino.it/wp-content/uploads/2026/10/Svernalfar-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Portare l’innovazione direttamente nei campi per aiutare l’agricoltura toscana ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico, è questa la sfida di <strong>SvernalFar!</strong>, il progetto dedicato all’individuazione di una strategia multifattoriale da applicare alla produzione di Farro Monococco (<em>Triticum monococcum </em>L.) e Dicocco (<em>Triticum turgidum </em>L.<em> dicoccum</em>) in un contesto climatico caratterizzato da temperature crescenti e da una maggiore variabilità. Attraverso una rete che unisce ricerca scientifica, competenze tecniche e aziende agricole, l’iniziativa mira a mettere a punto e validare soluzioni concrete, sostenibili e replicabili per salvaguardare due cereali autunno-vernini di grande valore agronomico, economico e ambientale.</p>
<p><strong>Come nasce il progetto.</strong> SvernalFar! nasce dalla richiesta dei cerealicoltori toscani delle aree marginali di disporre di strumenti efficaci per contrastare gli effetti che l’aumento delle temperature, la siccità e l’alterazione dei cicli stagionali stanno già producendo sulle rese e sulla qualità delle colture autunno-vernine. Il Farro Monococco e il Farro Dicocco, grazie alla loro rusticità e capacità di adattamento, hanno storicamente garantito opportunità produttive anche in territori caratterizzati da suoli difficili, condizioni pedoclimatiche peculiari e limitate alternative colturali. Oggi, tuttavia, la velocità con cui procede il cambiamento climatico richiede strategie di adattamento nuove.  Da questa esigenza prende forma un Gruppo Operativo che mette in relazione il sapere maturato dagli agricoltori toscani con l’attività di ricerca e di sperimentazione.</p>
<p>Il progetto, in corso fino al 2027 e sviluppato in Toscana, riconosce alla coltivazione del farro un ruolo che va oltre la produzione: contribuire a mantenere vive le aziende agricole, tutelare il paesaggio rurale, preservare l’agrobiodiversità e sostenere il tessuto socioeconomico delle aree interne. Sono quattro le aziende coinvolte nella fase sperimentale: <strong>Il Rinnovamento Agricolo</strong> <strong>Soc. Coop. Agr</strong>. (Santa Luce &#8211; Pisa), <strong>Az. Agr. Pieve a Salti</strong> (Buonconvento &#8211; Siena), <strong>Az. Agr. Podere Pereto</strong> (Rapolano Terme &#8211; Siena) e <strong>Soc. Agr. De Angeli</strong> (Fauglia – Pisa). Il coordinamento scientifico è affidato al <strong>Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali (DiSAAA-a ) dell’Università di Pisa.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>L’obiettivo principale di SvernalFar!</strong> è sviluppare, su scala regionale, un modello innovativo e sostenibile per consolidare la produzione di Farro Monococco e Farro Dicocco. Questi cereali antichi richiedono un adeguato periodo di esposizione al freddo per avviare la fase riproduttiva e completare il proprio ciclo biologico, un’esigenza sempre più difficile da soddisfare a causa di inverni progressivamente più miti. <strong>Per affrontare questa nuova sfida, il progetto mira a individuare tecniche agronomiche innovative e varietà di farro più adatte alle condizioni climatiche attuali e future. </strong>La strategia sarà validata in pieno campo, in condizioni reali di coltivazione, attraverso una rete di prove in quattro areali cerealicoli toscani. La sperimentazione combina trattamenti di vernalizzazione del seme mediante esposizione controllata al freddo (<em>pre-chilling</em>) con la concia biologica a base di consorzi microbici benefici, tra cui funghi micorrizici e batteri promotori della crescita. Parallelamente, verranno messe a confronto diverse varietà di farro, sia monococco che dicocco, oltre a quelle già coltivate abitualmente, al fine di valutare la loro performance agronomica e qualitativa e selezionare quelle caratterizzate dalla migliore adattabilità all’ambiente di riferimento.</p>
<p><strong>Dalla sperimentazione a un modello replicabile per tutti i cerealicoltori.</strong> La finalità non è soltanto migliorare la risposta del farro alle condizioni climatiche avverse, ma trasformare i risultati della ricerca in strumenti accessibili alle aziende. SvernalFar! intende così offrire un vantaggio competitivo alle imprese cerealicole, favorire la stabilità delle produzioni e del reddito, promuovere pratiche a basso impatto e costruire un modello di adattamento applicabile anche ad altri cereali autunno-vernini. Il valore del progetto risiede nella collaborazione: le aziende agricole mettono a disposizione campi, esperienza e conoscenza dei territori; il mondo della ricerca sviluppa e verifica le soluzioni; il supporto tecnico accompagna la validazione e la diffusione dei risultati. Un percorso condiviso per coniugare il patrimonio dei cereali antichi con gli strumenti dell’innovazione e dare un futuro più resiliente all’agricoltura toscana.</p>
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		<title>Torna il Bagna Cauda Day ad Asti, in Piemonte e nel mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 15:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 20, 21 e 22 novembre e il 27, 28 e 29 novembre la quattordicesima edizione della più grande bagna cauda collettiva. La novità del “palot da fujot” Questo bavaglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Il 20, 21 e 22 novembre e il 27, 28 e 29 novembre la quattordicesima edizione della più grande bagna cauda collettiva. La novità del “palot da fujot”</h3>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-22933" title="foto-bagna-cauda-francobello-1" src="https://www.oinosviveredivino.it/wp-content/uploads/2026/10/Foto-Bagna-Cauda-@francobello-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Questo bavaglio ci rende liberi.È il motto del <strong>Bagna Cauda Day 2026</strong>, che torna per la sua quattordicesima edizione in due lunghi fine settimana: <strong>20, 21 e 22 novembre e 27, 28 e 29 novembre</strong>. E per chi avrà ancora voglia di bagna e vorrà concedersi un bis in pieno inverno, torneranno anche i giorni della <strong>Bagna della Merla, il 29, 30 e 31 gennaio 2027</strong>.</p>
<p>Ideato e promosso dall’<strong>Associazione culturale Astigiani</strong>, il Bagna Cauda Day è diventato negli anni la più grande bagna cauda collettiva e contemporanea, capace di riunire migliaia di persone intorno ai fujot ad Asti, in Piemonte e anche oltre i confini italiani.<br />
Una festa popolare che continua a crescere: la proporranno <strong>oltre 160 locali in Piemonte e nel mondo</strong>, tra ristoranti, osterie, agriturismi, cantine e altri luoghi della convivialità.</p>
<p><strong>“Questo bavaglio ci rende liberi”: la Volvo rossa di Pedro Porro</strong></p>
<p>Come ogni anno, il Bagna Cauda Day avrà il suo <strong>Bavagliolone in stoffa</strong>, consegnato ai partecipanti e diventato ormai uno dei simboli più riconoscibili della manifestazione.<br />
A firmare l’edizione 2026 è <strong>Pedro Porro</strong>, giovane artista che ha scelto di accompagnare il motto <strong>“Questo bavaglio ci rende liberi”</strong>, scelto tra centinaia suggeriti dai bagnacaudisti lo scorso anno, con un’immagine molto personale: una <strong>Volvo Polar rossa che percorre il mondo</strong>.<br />
Non è un’auto qualsiasi. È la Volvo Polar di suo padre <strong>GianLuigi Porro, </strong>scomparso nel giugno scorso che ha partecipato con quell’auto alla Carovana della bagna cauda con le auto d’epoca. Nel disegno diventa un’immagine di viaggio e libertà, ma anche un modo affettuoso per continuare a portare con sé una persona cara.<br />
Un bavaglio, dunque, che racconta qualcosa che va oltre la bagna cauda. Perché sedersi insieme a tavola significa anche sentirsi liberi di stare con gli altri, parlare, ridere, confrontarsi e condividere.</p>
<p><strong>La bagna cauda parla tutte le lingue</strong><br />
Nato ad Asti, nel 2013 il Bagna Cauda Day negli anni ha viaggiato molto lontano, portando il rito del fujot ben oltre i confini del Piemonte e dell’Italia. Anche nell’ultima edizione la grande tavolata ha coinvolto locali e comunità all’estero, riunendo piemontesi lontani da casa, italiani nel mondo e tanti curiosi conquistati da questo rito conviviale.<br />
Da <strong>New York a Shanghai, dal Giappone a Londra e ad altre città europee</strong>, la bagna cauda è diventata un modo per ritrovarsi e, allo stesso tempo, raccontare un pezzo di Piemonte. Un piatto profondamente legato alla sua terra d’origine che ha dimostrato di saper viaggiare, mettendo tutti intorno allo stesso fujot.<br />
Anche per il 2026 sono attese adesioni dall’estero, che andranno ad allargare ancora una volta la grande tavolata del Bagna Cauda Day nel mondo.</p>
<p><strong>La novità: arriva il “Palot da fujot”</strong><br />
Il Bavagliolone 2026 porterà con sé anche una sorpresa. Per ogni bavaglio sarà consegnato l’<strong>originale e inedito “Palot da fujot”</strong>, un cucchiaino piatto in metallo pensato per spostare il lumIno acceso sotto il fujot progettato appositamente dagli ingegneri delle <strong>Way Assauto di Asti</strong>. Pensato per accompagnare il rito della bagna cauda, una volta terminato il suo compito a tavola il Palot avrà una seconda vita: <strong>si trasformerà in un portachiavi</strong>, a ricordo dell’edizione 2026.<br />
Non mancheranno inoltre la <strong>vetrofania</strong> per riconoscere i locali aderenti, le <strong>magliette per il personale</strong>, le tovagliette di carta che accompagneranno ogni posto a tavola e <strong>Acciù</strong>, l’ormai celebre acciuga di stoffa mascotte del Bagna Cauda Day, naturalmente in edizione 2026.</p>
<p><strong>La bagna cauda, un rito che continua a unire</strong><br />
Olio, acciughe e aglio. E poi cardi, cavoli, rape, barbabietole, patate, porri, topinambur e le tante verdure dell’autunno piemontese.<br />
La bagna cauda resta un piatto semplice e insieme potentemente conviviale. Si mangia lentamente, tutti insieme, con il fujot acceso davanti. È una ricetta della tradizione contadina che il Bagna Cauda Day ha trasformato in una festa contemporanea senza cambiarne lo spirito.<br />
La formula resta quella che ha decretato il successo della manifestazione: tanti locali diversi, un unico grande rito collettivo e la libertà di scegliere la propria bagna cauda.<br />
Anche nel 2026 i locali aderenti saranno presentati sul sito del Bagna Cauda Day con i tradizionali <strong>“semafori del gusto”</strong>: <strong>Rosso</strong> per la bagna cauda classica, “come Dio comanda”; <strong>Giallo</strong> per la versione “eretica”, con l’aglio stemperato; <strong>Verde</strong> per la versione “atea”, senz’aglio.<br />
Tornerà anche la <strong>“Sporta a ca’”</strong>, la bagna cauda da asporto con le sue verdure, per chi preferisce celebrarne il rito a casa.<br />
Il prezzo di riferimento resta di <strong>30 euro</strong>, con vino proposto a <strong>15 euro a bottiglia</strong>. Alcuni locali offrono anche la <strong>“Bagna sovrana”</strong> o il <strong>“Finale in gloria”</strong> con tartufo.</p>
<p><strong>Barbera e bagna cauda, compagne di tavola</strong><br />
Ad accompagnare la grande tavolata ci sarà, come sempre, il vino del territorio. Il Bagna Cauda Day rinnova il legame con quattro storiche aziende astigiane: <strong>Bava di Cocconato, Braida di Rocchetta Tanaro, Cascina Castlèt di Costigliole d’Asti e Coppo di Canelli</strong>.<br />
Un’alleanza nel segno della <strong>Barbera d’Asti</strong>, compagna naturale della bagna cauda e vino che condivide con questo piatto lo stesso carattere conviviale e profondamente piemontese.</p>
<p><strong>Il Premio “Testa d’aj”</strong><br />
Dal 2016, il Bagna Cauda Day premia con il titolo di <strong>“Testa d’aj”</strong> chi dimostra coraggio, passione e ironia nel proprio percorso umano o professionale. Nell’albo d’oro figurano nomi come <strong>Guido Ceronetti, Antonio Ricci, Enzo Bianchi, Carlin Petrini, Margherita Oggero, Oscar Farinetti, Alice Sotero, Giorgio e Caterina Calabrese, Luca Mercalli, Fulvio Marino,</strong> <strong>don Luigi Ciotti, Alessandra Comazzi, Lorenzo Pregliasco e Giorgia Sanlorenzo. </strong>Nel 2025 sono stati insigniti<strong> Raffaele Iachetti, Gian Marco Griffi, Matteo Piano, Raffaella Bologna e Paolo Pejrone.</strong></p>
<p><strong>Bagna Cauda Day fa bene anche al territorio</strong><br />
Fin dalla sua nascita il Bagna Cauda Day non è soltanto una festa gastronomica. Gli utili della manifestazione vengono destinati dall’Associazione culturale Astigiani a iniziative di solidarietà e di tutela ambientale. Tra i progetti sostenuti c’è il <strong>Bosco degli Astigiani</strong>, sulle colline di Viatosto, nato su un terreno di oltre cinque ettari donato al Comune di Asti dalla Banca d’Asti e destinato a diventare un grande spazio pubblico dedicato alla biodiversità e all’ambiente.<br />
Così, idealmente, ogni fujot acceso contribuisce anche a far crescere un pezzo di verde.<br />
L’elenco dei locali aderenti, le modalità di partecipazione e tutti gli aggiornamenti sul programma saranno pubblicati sul sito ufficiale del Bagna Cauda Day <a href="https://dcs06.r.sp1-brevo.net/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeFuBlbBcCU8hae8FzQW7/Ttuxx6kxUPGQ" rel="noopener noreferrer"><strong>www.bagnacaudaday.it</strong></a></p>
<p>Facebook e Instagram: <strong>@bagnacaudaday</strong></p>
<p>#bagnacaudaday #bagnacaudaday2026 #siamotuttinellabagna</p>
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